Il mio novecento

postato il Dicembre 4, 2007
nella categoria Cultura, Politica, Puglia e Mezzogiorno |


Nell’aprire il quotidiano Repubblica, nelle pagine di Bari leggo: “La via periferica che a Bari lo scorso anno fu intitolata a Benedetto Petrone porta anche, caso unico, la dicitura “vittima della violenza fascista”. Il sindaco di Bari ha anche parlato di tornare a intestare una via a Lenin e a Che Guevara”.moro1.jpg

Il mio novecento è concentrato in ricordi, in testimonianze di amici più grandi, in sensazioni poco piacevoli.


In questi giorni si è commemorato i 30anni dell’omicidio Petrone a Bari.


Nelle stesse ore nell´atrio della questura si teneva la cerimonia in memoria del poliziotto Giuseppe Filippo, ucciso nel 1980 dai terroristi di Prima linea.


Ritengo inutile, anche se ho letto poco a proposito, prendere le necessarie distanze, sempre da qualsiasi forma di violenza, abiurarla totalmente ed insegnare a chi è più giovane, la forza, la potenza, la bellezza delle argomentazioni, ancor più quando queste sono direttamente collegate ad un cervello pensante.


Ma ritornato hai fatti, ciò che più mi ha colpito nel ricordare l’omicidio di Benedetto Petrone, da parte dei rappresentanti politici, e dai giornali, sono stati il rispolverare tutti i termini, in voga in quegli anni, morto per mano fascista, mobilitazione, appartenente alla classe operaia, fascisti, lenilisti, scontro armato, militanti della lotta armata, ecc. quasi a voler classificare e riportare in auge, separazioni, steccati, odi.


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Ancor di più senza riconoscere che il periodo in questione aveva altre radici, era maturato in altri contesti, e forse aveva alle spalle e nell’ombra altre figure, altri “apparati” coinvolti.
Non voglio elencare i morti di entrambe le fazioni da Torino a Reggio, dalle fabbriche alle scuole, sarebbe facile oggi, ed anche giusto, per ricongiungere dolore e sangue e trasformarlo in insegnamento ed esempio.
Una cosa collega tutte le vittime ed è una striscia di sangue dello stesso colore per tutti i morti, ed è questa che collega quegli anni avvelenati tanto da unire il triste, squallido assassinio di Benedetto Petrone a Bari da parte di vigliacchi ragazzi di una destra Fascista assassina ai fratelli Mattei figli di Mario netturbino e geretario dell’allora MSI di Primavalle , bruciati vivi a 22 e 8 anni, da parte di vigliacchi ragazzi di una sinistra altrettanto assassina ,potere operaio.

Conclusione, il colore del sangue delle vittime e le mani degli assassini sono sempre uguali.
E la manipolazione dei fatti e della storia che cambia in base a chi inaugura le targhe o le strade, e non è cosi che si rende giustizia hai morti.
Non tocca a nessuno e forse nessuno ha i meriti per diventare vittima o carnefice.

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